Marcia per la libertà – adesione

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18 gennaio 2020 – Rilanciamo con un appello a tutte le realtà coinvolte nell’istruzione a difesa dei diritti di lavoratrici e lavoratori.

Le insegnanti e gli insegnanti della cooperativa di lavoro La Bottega delle Lingue esprimono la loro solidarietà agli operai e alle studentesse colpite dalle misure di “sicurezza” del Decreto Salvini, che li ha visti sanzionati con multe di quattromila euro per aver manifestato per la difesa dei propri diritti sul lavoro. Come cooperativa composta da lavoratrici e lavoratori dell’istruzione prenderemo quindi parte alla Marcia per la libertà in programma per sabato 18 gennaio, per la revoca delle multe e l’abolizione dei decreti sicurezza.

Le politiche dell’istruzione, che in Italia vengono attuate dagli anni ’80 senza soluzione di continuità e che perpetuano lo smantellamento della scuola pubblica, rispondono a un’esigenza precisa: trasformare l’istruzione, come ogni altro servizio alla persona, in una merce sul cui commercio si possono macinare utili. La riduzione della spesa pubblica a favore dell’istruzione, la c.s. autonomia delle scuole, la sempre crescente gestione manageriale degli istituti si riversano su tutta popolazione in termini di analfabetismo funzionale e di ritorno da un lato (in crescita costante) e dall’altro sugli insegnanti, che sempre meno possono dire di avere un lavoro utile e dignitoso. Gli ultimi trenta e passa anni hanno creato infatti un’enorme massa di insegnanti precari e disoccupati con il paradosso che nelle scuole e fuori c’è sempre più bisogno di insegnanti. Hanno creato una logica aziendale all’interno della scuola per cui da un lato si riduce al minimo il personale, sfruttando al massimo le ore lavorabili (ore di gita non pagate, laboratori fatti gratuitamente, ore di preparazione non retribuite ecc.), dall’altro si esternalizzano quei servizi che rispondono a nuovi bisogni (italiano a stranieri, lingue, sostegno) con il vantaggio di non dover rispettare il CCNL, di non doversi far carico di ferie e malattie e quant’altro. Hanno creato quindi una massa di insegnanti che si riversa nel privato (associazioni e cooperative) e che non vede riconosciuto nemmeno il salario del CCNL di riferimento.

Da mesi come cooperativa siamo impegnati a promuovere il progetto di un Centro cittadino di istruzione permanente che integri, coinvolga e coordini tutte le realtà già operanti nel campo, che sia gestito dal Comune e offra corsi di lingua e cultura gratuiti. Prato sta sperperando una grande potenzialità di competenze professionali diffuse alimentando una concorrenza al massimo ribasso tra associazioni che ha come unica conseguenza lo sfruttamento dei lavoratori e la disorganizzazione, con ovvie ricadute sulla qualità del servizio. Crediamo che lo Stato, piuttosto che impiegare risorse per reprimere chi sciopera perché non viene pagato da sette mesi, debba impegnarsi a garantire un’istruzione continua, gratuita e di qualità a tutti i residenti (autoctoni e immigrati), garantendo al contempo condizioni di lavoro dignitose e pari trattamento ai lavoratori del settore. Questa è la sicurezza che ci serve.

Infine, come insegnanti di italiano a stranieri nell’ambito dell’accoglienza profughi vogliamo lanciare un appello a tutte le altre realtà cooperative e associative del settore: prendete pubblicamente posizione a fianco degli operai tessili e delle studentesse, a tutela dei lavoratori del terzo settore e per l’abolizione dei decreti sicurezza nella loro interezza. Tra esuberi, mancati rinnovi, demansionamenti e riduzioni dell’orario, il decreto sicurezza mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro a livello nazionale e centinaia nella sola Prato, per la maggior parte giovani qualificati. Il Presidente della Regione Rossi si è espresso più volte pubblicamente a favore dell’abolizione. La cooperazione è tale perché ha il preciso intento di tutelare il lavoro. È il momento di essere partigiani e far sentire una sola voce: Prato sta con gli operai!

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